

19. La rivoluzione d'ottobre fu prematura?.

Da: R. A. Medved'ev, La Rivoluzione d'Ottobre era ineluttabile?,
Editori Riuniti, Roma, 1976.

Uno dei temi pi dibattuti dalla storiografia sull'URSS  quello
della inevitabilit o meno della rivoluzione d'ottobre. Ne parla
nel seguente passo Roy Aleksandrovic Medved'ev; lo storico
georgiano, noto per il suo anticonformismo rispetto alla linea
ufficiale del regime sovietico, riassume i termini della
questione, ricordando le perplessit suscitate presso gli stessi
bolscevichi dalle tesi di aprile di Lenin e riportando l'opinione
degli storici secondo i quali le varie tragiche vicende
postrivoluzionarie, dalla guerra civile al terrore staliniano,
sarebbero dovute alla precipitazione di Lenin e dei bolscevichi
nell'ottobre del 1917.


Se la Rivoluzione di ottobre non fu il risultato di un'esplosione
spontanea e incontrollabile di malcontento popolare, se fu
organizzata e pianificata dai bolscevichi,  logico chiedersi:
l'azione del bolscevichi, le loro scelte, non anticiparono forse
troppo i tempi? La Rivoluzione d'ottobre non fu prematura?.
Com' noto, gli avversari politici dei bolscevichi hanno dato
tutti una risposta affermativa a tale interrogativo. Anche coloro
che si considerano socialisti rimangono convinti che la Russia del
1917 non era ancora matura per una rivoluzione socialista, per una
dittatura del proletariato.
D'altronde, su tale questione gli stessi bolscevichi, nel 1917,
erano in disaccordo tra loro. Fino al ritorno in Russia di Lenin
nessun dirigente bolscevico si era prospettato seriamente il
problema della preparazione immediata di una rivoluzione
socialista. La parola d'ordine Tutto il potere ai soviet non
risuonava ancora nelle file del partito bolscevico; tanto pi,
quindi, sarebbe parsa prematura quella della dittatura del
proletariato. Inoltre, molti bolscevichi si richiamavano, per
avvalorare la loro posizione, agli scritti di Lenin degli anni tra
il 1905 e il 1907, nella convinzione radicata che la questione di
una rivoluzione socialista avrebbe potuto essere sollevata solo
quando si fossero raggiunti i principali obiettivi della fase
democratico-borghese della rivoluzione, primo tra tutti quello
della riforma agraria.
Non stupisce che le famose Tesi di aprile di Lenin, nelle quali
era detto con precisione e chiarezza che con la consegna del
potere alla borghesia la rivoluzione democratica era terminata e
che l'obiettivo primo era ora di passare dalla prima fase della
rivoluzione, che ha dato il potere alla borghesia [...] alla sua
seconda fase, che deve dare il potere al proletariato e agli
strati poveri dei contadini, che non si pu uscire dalla guerra
imperialistica, non si pu ottenere una pace democratica [...]
senza rovesciare il potere del capitale, senza far passare il
potere statale nelle mani di un'altra classe, nelle mani del
proletariato, non stupisce dunque, dicevamo, che queste Tesi di
aprile destassero in un primo tempo perplessit e obiezioni tra
gli stessi bolscevichi. Lenin dovette impegnarsi con tutte le sue
forze per convincere la maggioranza dei delegati alla conferenza
di Pietrogrado del POSDR [partito operaio socialdemocratico russo]
e alla settimo conferenza del POSDR di Russia (conferenza di
aprile) della fondatezza delle sue posizioni politiche.
Anche dopo la conferenza di aprile, comunque, i dubbi dei
bolscevichi sulla validit delle tesi di Lenin non si dissiparono.
Al primo congresso dei soviet dei deputati operai e soldati di
Russia, quando il leader menscevico Tsereteli afferm: Oggi come
oggi non esiste in Russia un partito politico che possa dire:
"Dateci il potere, andatevene, prenderemo il vostro posto" e
Lenin rispose: S, questo partito esiste, pensando al partito
bolscevico che, a suo avviso, era pronto a prendere il potere in
qualsiasi momento, alcuni dirigenti bolscevichi considerarono le
sue parole un'affermazione avventata.
Perfino dopo che il sesto congresso del POSDR ebbe deciso per
l'insurrezione armata, non manc chi, nel comitato centrale del
partito, mise in dubbio la validit di tale decisione. Il 16
ottobre, alla seduta allargata del CC - l'ultima prima della
Rivoluzione di ottobre - la risoluzione proposta da Lenin fu
approvata con diciannove voti contro due (Kamenev e Zinovjev) e
quattro astensioni. La risoluzione di Zinovjev fu respinta con
quindici voti contro sei e tre astensioni. Alcuni dirigenti
bolscevichi di primo piano rimasero convinti fino alla fine che il
partito dovesse innanzitutto premere per la convocazione
dell'assemblea costituente e, senza prendere il potere, creare una
forte opposizione all'interno dell'assemblea stessa.
Sembrava logico pensare che questi contrasti si sarebbero
dissipati con la Rivoluzione di ottobre e con la sua vittoria -
senza spargimento di sangue, o quasi - prima a Pietrogrado e poi
in tutto il paese, una vittoria che Lenin chiam a ragione la
marcia trionfale del potere sovietico. Ed in effetti, tra i
bolscevichi, i dibattiti sull'opportunit della rivoluzione ebbero
fine, almeno temporaneamente.
Gli eventi che si verificarono successivamente - una terribile
guerra civile di tre anni, la collettivizzazione forzata del 1929-
1930, le violenze contro i contadini, il terrore degli anni 1937-
1938 - hanno per indotto storici e sociologi di diverse tendenze
a sollevare nuovamente la questione dell'opportunit della
Rivoluzione di ottobre e a chiedersi se gli eccessi
postrivoluzionari non possano essere spiegati con la
precipitazione di Lenin e dei bolscevichi nell'ottobre del 1917.
Molti storici e sovietologi continuano a sostenere che la
Rivoluzione di ottobre fu indubbiamente prematura e che tutte le
sventure che si abbatterono poi sul nostro paese, terrore
staliniano compreso, furono dovute a quell'errore iniziale e
fatale di Lenin, al fatto che egli approfitt dello stato di
debolezza in cui si trovava lo stato dopo la rivoluzione di
febbraio per scatenare una rivoluzione socialista in un paese che
era invece assolutamente immaturo per il socialismo.
